10 anni fa: si parlava tanto di freeride

adesso se ne parla meno, c’è chi dice che il freeride è morto, sto parlando di mountainbike… Alcune aziende etichettano alcuni modelli ancora “freeride” magari senza sapere il perché, ci sono aziende che ci credono fortemente ed hanno dedicato tutta la gamma al freeride, c’è chi del freeride ha un’idea ben precisa e chi invece non ha ancora capito che cosa è. C’è chi concepisce il freeride come una disciplina e chi come una filosofia di vita. Insomma, il freeride può essere tutto e niente.

 

Due mesi fa ho avuto l’illuminazione

ho conosciuto i MilanMonkeys per ralizzare con loro alcuni scatti action, sono ragazzi con una grande passione per il parkour. In sintesi il parkour è una disciplina in cui il “traceur” (il “tracciatore”, colui che traccia un percorso, una linea da percorrere) si sposta da un punto A ad un punto B nel modo più veloce, sicuro ed efficiente possibile. Il traceur affronta gli ostacoli che si trova di fronte, non li aggira, il traceur affronta gli ostacoli fisicamente e mentalmente, è un’arte dello spostarsi. Mentre scattavo li ascoltavo parlare del parkour, del loro modo di concepire questa disciplina e la filosofia che c’è dietro. Ne sono rimasto affascinato e per giorni mi ha ronzato nella testa quello che mi dicevano: “…affrontiamo gli ostacoli che ci troviamo di fronte… una parete di 4 metri? La studiamo e ci saliamo sopra, non aggiriamo gli ostacoli, li superiamo”. Con questa frase mi è venuto uno di quei leggeri tremiti che portano la pelle d’oca… “non aggiriamo gli ostacoli, li superiamo”… ed ho iniziato ad elucubrare sul freeride.

 

Oggi: mi sono finalmente fatto un’idea di che cosa vuol dire per me la parola freeride

in un certo senso, se ci penso, l’ho sempre interpretato così il freeride… Ma adesso nella mia testa si è delineato e mi sento come se avessi raggiunto una sorta di nirvana. Quella frase riferita all’ostacolo, che viene affrontato, che viene superato e non in modo inconsapevole e incosciente, è quello che mi è sempre ronzato nella testa, il freeride non è inconsapevole. Perché me lo sono sempre sentito dentro che freerider lo sono in sella e lo sono nella vita, anche quando ho la macchina fotografica in mano sono freeride! Ma non perché sono libero di andare in giro nel sottobosco o nei prati, anzi. Ho raggiunto la consapevolezza che per me il freeride è tutt’altro che “guidare liberi” giù per una montagna, liberi sì, ma dentro.

 

Adesso: divento un po’ zen

sono convinto che la vita non è facile, ci sono sempre degli ostacoli da superare, per farla breve non è una passeggiata. Anche in mountain bike ci sono sempre ostacoli da superare. È qui che sta il segreto: come si affronta l’ostacolo, è questo che alla fine ci cambia, che ci permettere di crescere, di evolvere. Affrontare l’ostacolo, le difficoltà, i “drop della vita”, esserne consapevoli quando li affrontiamo, essere “traceur” di noi stessi, essere freerider!