©Foto Matteo Cappè – Alta Via Stage Race

Riprendendo l’esempio della bici (nel post precedente “Millesimi di secondo”), anche se il tizio che pedala è un vostro amico e potete chiedergli di rifare il passaggio più volte, non sarà così semplice ottenere la foto. Potete tentare fino allo sfinimento del vostro amico, ma se non avete unito bene tutti gli ingredienti per scattare una foto action, il vostro amico alla fine vi dirà: «Caro amico mio, è sfuocata… vado a casa che sono stanco». A parte la storiella, un aspetto a cui tengo in particolar modo è la precarietà che sta dietro a questo tipo di immagini, perché spesso alcune azioni potrebbero non essere ripetute e se non siete pronti al 100% ve le perderete. Ciò accade anche quando siete d’accordo con un amico e decidete di fare una sessione fotografica: lui fa parkour e voi scattate… credete che sia più semplice delle competizioni? No, se manca il feeling e il coordinamento tra di voi e non riuscite ad instaurare un rapporto di reciproca fiducia, quella foto non la farete mai, oppure la farete e la taggerete come mosso creativo o foto astratta! Naturalmente scherzo, ma vorrei solo chiarire che il fotografo di action sport deve essere consapevole di quello che sta facendo: un mosso creativo? Ok, ma deve sapere come poterlo realizzare, un panning? Bene. Un’immagine che congela il soggetto nella sua spettacolarità? Benissimo. Lo scopo di questa rubrica è proprio quello di affrontare tutti gli argomenti che vi permetteranno di realizzare (naturalmente unendo molti esercizi) delle immagini action che siano consapevoli, prive cioè di quegli errori che tanto assillano i fotografi che si cimentano con gli action sport: i soggetti mossi, sfuocati, in parte fuori dall’inquadratura e i problemi di esposizione dovuti ai contesti spesso problematici in cui si svolgono gli action sport.

Foto @Matteo Cappè (Foto di sinistra rider: Luca Masserini – Foto destra: Pordenone GreenWay)